Pubblicati i risultati dell’indagine Ocse-Pisa, per la prima volta focus su problem solving collaborativo

Il lavoro di squadra resta qualcosa che si apprezza, ma difficilmente si mette in pratica: questa la fotografia che ci consegna Ocse-Pisa, a seguito di rilevazione di dati e conseguente analisi realizzata su un campione variegato, giovani che frequentano, in Italia, percorsi di istruzione secondaria. Siamo in ritardo, rispetto agli altri Paesi industrializzati e siamo notevolmente più in ritardo nelle Regioni del Sud (rispetto al Nord Italia).

L’analisi, avviata nel 2015, è stata verticalizzata sulle competenze degli studenti in varie fasi della vita scolastica, con l’obiettivo di misurare la capacità di ogni allievo di interagire con altri, “condividendo sforzi e conoscenze per raggiungere la soluzione”; la risultante vede l’Italia posizionarsi nella parte bassa della graduatoria, ventiseiesima (su 32 Paesi analizzati) con 478 punti. La media Ocse è di 500 punti e ai vertici, con 561 punti, si posizionano gli studenti di Singapore.

Fa riflettere la stretta correlazione tra status socio-economico e culturale e il rendimento in Problem Solving Collaborativo; dall’analisi dell’Ocse, infatti, emerge che all’aumentare di un punto dell’indice ESCS (indice di status-socio-economico-culturale), a livello individuale, corrisponde un incremento mediamente  di 6 punti del punteggio relativo al Problem Solving Collaborativo.

Focalizzando l’attenzione sulle differenze tra le varie tipologie di percorso, gli studenti dei Licei (punteggio medio 511) sono gli unici che si collocano, contestualmente, al di sopra sia della media nazionale (punteggio medio 478) e della media OCSE (500); significativamente al di sotto di entrambe le medie, troviamo gli Istituti Tecnici (punteggio medio 469), i Centri di Formazione Professionale (punteggio medio 425) e gli Istituti Professionali (punteggio medio 415).

Per quanto riguarda le differenze a livello geografico, con 512 punti gli studenti di Bolzano superano anche i coetanei svedesi. Seguono, con ottima performance, i trentini (500 punti) e i lombardi (498); in coda, tra le regioni Italiane, i quindicenni della Campania (443). Le studentesse, che superano di 23 punti (489) i coetanei,  danno maggiore valore alle relazioni e sono più generose nell’apprezzare i successi dei compagni di classe, mentre i ragazzi danno maggiore valore al lavoro di squadra e ai suoi benefici.

Tra le tante variabili che influiscono nel fare gruppo ci sono il clima della scuola, le relazioni con i compagni, i professori e i genitori, ma i risultati dipendono anche da come i ragazzi passano il tempo libero. I videogiochi fanno perdere sei punti nella capacità di “collaborative problem solving” agli studenti che li utilizzano rispetto a quelli che li evitano, mentre Internet, le chat e i social migliorano le capacità di collaborazione.

L’importanza del “collaborative problem solving”, sottolinea l’Ocse, non si limita alla scuola. E’ la vita di ogni giorno che richiede agli individui di collaborare. In termini di occupazione sono sempre più numerosi i posti di lavoro che richiedono un alto livello di competenze sociali, mentre diminuiscono i lavori in cui sono sufficienti anche livelli bassi. Il non sapere, o non riuscire, a lavorare in gruppo a 15 anni può essere un problema, tanto quanto lo sono le basse competenze nelle materie di studio.

Per visionare il Rapporto Ocse-Pisa, cliccare qui

Staff Aretè