Bambini e ragazzi con dislessia: quale strada per genitori e insegnanti?

Secondo il MIUR nel 2016 i DSA sarebbero 187mila, il 2,1% degli alunni. L’associazione Italiana Dislessia invece parla addirittura di 350mila. La Dislessia, insieme a Discalculia, Disgrafia, Disortografia, viene definito DSA, Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Una difficoltà nella capacità di leggere, scrivere, calcolare in modo corretto.

I dislessici hanno solo bisogno di apprendere in modo diverso. Questa difficoltà è ancora poco conosciuta, a volte diagnosticata tardivamente. Non capita raramente che i bambini e ragazzi dislessici non siano riconosciuti, e che vengano considerati da genitori e insegnanti come pigri, non motivati, “con la testa fra le nuvole”. Questo perché, fuori dal contesto scolastico, sono ragazzi ‘insospettabili’: socializzano come qualsiasi coetaneo, spesso diventano persino più abili nelle relazioni.

Il problema della dislessia si potrebbe dire ‘silenzioso‘. L’atteggiamento di un bambino dislessico è uguale a quello di un alunno svogliato. Spesso quindi noi adulti scegliamo spiegazioni semplici: il ragazzo non ha voglia di impegnarsi. È ciò che accade nei confronti dei dislessici che non sono stati riconosciuti e accolti dagli adulti, dalla famiglia e dalla scuola. Si aggiunge che ogni ragazzo dislessico è diverso dall’altro, perché ogni forma di dislessia è diversa. Quindi per i non addetti, la difficoltà nel riconoscerla e accettarla non è banale, poiché non è una disabilità, né una malattia, e non è neanche un handicap; è una neurodiversità. Come il mancinismo.

Esiste una legge a tutela emanata nel 2010 , la 170, ma nonostante questa, a volte ai dislessici è richiesto di apprendere secondo regole pensate per i ‘normodotati’ (che brutta parola…); un po’ come se si chiedesse ad un mancino di scrivere con la destra. Il risultato è fallimentare nella maggiore delle situazioni, e di conseguenza, l’alunno dislessico spesso manifesta bassa autostima, poca fiducia in se stesso, depressione, scelte scolastiche semplificate.

Fonte: Tutto Scuola